Meditazioni

Un uomo veramente religioso dovrebbe pensare che anche le altre religioni sono sentieri che conducono alla verità. Dovremmo sempre mantenere un atteggiamento di rispetto verso le altre religioni.

Sri Ramakrishna

Vedanta

La parola Vedanta proviene da Veda (conoscenza), i Veda essendo le più antiche scritture religiose attualmente conosciute; e Anta (punto ultimo, culmine del sapere). La filosofia del Vedanta insegna la presenza del Divino in ogni essere la natura reale dell'uomo e dell'universo intero é divina. Lo scopo della vita umana é quello di sviluppare e di manifestare questa natura divina. Le diverse religioni nel mondo costituiscono altrettanti cammini per arrivare a questa realizzazione. L'Unità nella diversità é il tema immortale del Vedanta.

In India, che é il suo Paese d'origine, il Vedanta é diventato la base comune delle differenti vie spirituali che vi esistono. Dimostra, in effetti, l'unità essenziale di tutte le religioni, riconoscendo che esse portano alla stessa Verità. Il Vedanta accetta anche tutti i grandi profeti e istruttori spirituali, poiché sostiene che tutti sono delle manifestazioni della Divinità unica. Accettandoli tutti, il Vedanta non cerca di convertire, non inculca dogmi, ma offre una base razionale per le pratiche comuni a tutte le religioni. Il Vedanta, quale filosofia universale, resta indipendente dalle razze, dalle nazionalità o dai credi particolari. Poiché ci lascia liberi di raggiungere la nostra liberazione secondo le nostre preferenze personali, il Vedanta non é una setta, né appartiene ad uno specifico movimento o gruppo. Esso è espressione di quella tradizione unica metafisica universale che prescinde da ogni coordinata spazio-temporale e ogni appartenenza umana.

La pratica del Vedanta é abitualmente chiamata "Yoga", termine generale per indicare le diverse tecniche attraverso le quali la filosofia vedantica si trasforma in realizzazione. Lo Yoga é molto di più che la pratica delle posizioni e degli esercizi respiratori . In effetti esistono diversi Yoga (discipline spirituali), ciascuno di essi convenendo a persone di gusti e temperamenti differenti. Attraverso il Jnana Yoga, lo spirito viene purificato grazie alla pratica della discriminazione fra la realtà assoluta e il mondo fenomenico fino a che diventi capace di discernire chiaramente la Verità. Attraverso il Bhakti Yoga, il cuore viene purificato. Le emozioni sono dirette verso il Supremo in quanto Dio personale, con l'aiuto dei simboli, dei riti, delle preghiere e dei canti. Il Karma-Yoga richiede all'aspirante di purificare la sua natura attiva, consacrando le sue energie al servizio dell'uomo come Dio, in uno spirito di disinteressamento. Il Raja-Yoga é la scienza del controllo totale del corpo e del mentale attraverso la concentrazione e la meditazione. Così tutti gli Yoga conducono alla trasformazione della coscienza attraverso una trasformazione del carattere e del comportamento. Si può praticare uno o più Yoga, conforme alle proprie tendenze individuali.

L'armonia degli Yoga rappresentata simbolicamente dall'emblema di Ramakrishna, mostrata qua sotto. L'anima, simbolizzata dal cigno, fluttua con serenità sull'oceano del lavoro disinteressato (Karma-Yoga), sostenuta dal loto della devozione (Bhakti-Yoga) e illuminata dal sol levante della conoscenza (Jnana-Yoga) il tutto essendo contornato dal serpente che mette tutto in movimento (Raja-Yoga). La scritta in sanscrito significa "Che Lui ci illumini".

L'etica del Vedanta é basata sull'unità di tutta l'esistenza. Se ingiurio qualcuno, ingiurio me stesso. Se aiuto qualcuno, aiuto me stesso. Il principio vedantico fornisce un'etica universale dichiarando che l'individuo e il mondo, loro base, non fanno che uno. Così, il Vedanta é allo stesso tempo una filosofia, una religione, una psicologia e un'etica, tutte integrate in una metafisica razionale. Il Vedanta insiste sul fatto che l'uomo, sottomettendosi alle discipline necessarie, può realizzare la Verità, anche in questa stessa vita.

Questo è l'insegnamento lasciato da Ramakrishna al mondo attraverso i suoi discepoli.



Swami Vivekananda - Il parlamento delle religioni PDF Stampa E-mail

Lunedì 11 settembre 1983, il Parlamento delle Religioni inaugurò solennemente i suoi lavori. Questa grande riunione faceva parte dell’Esposizione Universale di Chicago, organizzata per celebrare il quattrocentesimo anniversario della scoperta dell’America, da parte di Cristoforo Colombo. Uno degli scopi principali dell’Esposizione era di mostrare i progressi che il mondo doveva agli scienziati occidentali, le scoperte scientifiche e le tecniche recenti. Poiché la religione era un fattore essenziale della cultura umana, si decise di organizzare, in contemporanea all’Esposizione, un Parlamento delle Religioni.

 

Il Dr. Barrows, nella sua storia del Parlamento delle Religioni, scrisse:

" La fede in un Potere Divino che gli uomini hanno sentito di servire e adorare è sempre stato, come il sole, un fattore di vita per lo sviluppo intellettuale e morale dell’uomo ; la religione è la base della letteratura indù e dei suoi capolavori mistici, dell’arte europea – sia che si tratti di statue greche, o di cattedrali gotiche - , della libertà americana e dei suoi recenti progressi verso una condizione sociale più giusta; risulta evidente che la Religione di Cristo ha favorito gli sviluppi fondamentali più importanti e le più nobili tra le nostre civiltà moderne. Di conseguenza non ci sembra che la religione, non più dell’educazione, dell’Arte, o dell’Elettricità debba venire esclusa dall’esposizione Universale di Chicago "

E’ sicuramente possibile che alcuni più entusiasti teologi cristiani, tra i promotori del Parlamento, abbiano visto per essi, in questo congresso, un’occasione di provare la superiorità del Cristianesimo della maggioranza occidentale, sulle altre dottrine del mondo. Swami Vivekananda disse molto tempo dopo, come semplice battuta, che la stessa Madre Divina aveva voluto il Parlamento perché si desse l’occasione di presentare la Religione Eterna degli indù davanti all’intero mondo, e che lo scenario corrispondeva all’importanza del suo ruolo; mentre il resto rappresentava una realtà accessoria. La verità di questa affermazione ci appare oggi tale, dopo mezzo secolo; poiché, se ci si è dimenticati di ogni cosa detta al Parlamento, le parole che Vivekananda vi pronunziò vengono ancora venerate in America, ed il movimento a cui egli dette nascita si è oramai radicato solidamente nel cuori americani.

Come disse l’onorevole Mr. Merwin-Marie Snell, presidente della Sezione Scientifica : " …uno dei meriti essenziali del Parlamento fu di indicare al mondo intero, ed in particolare al popolo degli Stati Uniti, l’esistenza di altre religioni più venerabili del Cristianesimo, e che superavano quest’ultimo in profondità filosofica, in intensità spirituale, in forza e indipendeza del pensiero, in ampiezza e in sincera simpatia umana, senza peraltro cedere nulla in rapporto alla bellezza morale ed all’efficienza "

La prima seduta del Parlamento iniziò alle dieci del mattino. Ogni fede religiosa organizzata, come vengono vissute da duecento milioni di individui, si trovava rappresentata. Si notavano, fra i gruppi non cristiani, l’Induismo, lo Jainismo, il Buddismo, lo Shintoismo ed il Mazdeismo.

La vasta hall e l’immensa galleria del Palazzo delle Arti ospitavano settemila persone, uomini e donne, che rappresentavano l’èlite culturale degli Stati Uniti. I delegati ufficiali avanzarono in processione nel percorso e, al centro, nel suo abito rosso, sedette il Cardinale Gibbons, il massimo prelato della Chiesa cattolica Romana dell’emisfero occidentale. Si accomodò su di un trono ed aprì la seduta con una preghiera. Ai suoi lati si raggrupparono i delegati orientali : Patrap Cjandra Mazoomdar, del Brahmo Samaj di Calcutta e Nagarkar di Bombay; Dhamrapala, rappresentante dei buddisti di Ceylon ; Gandhi, che rappresentava i Jainisti ; Chakravart ed Annie Besant, della Società Teosofica. Tra di essi stava Swami Vivekananda, che non rappresentava alcuna setta particolare, bensì la Religione Universale ed i Veda, e che espresse, come ben presto vedremo, l’aspirazione spirituale dell’intera umanità. La sua magnifica veste, il suo largo turbante giallo, il colore bronzeo della sua pelle, i suoi tratti fini erano molto evidenti ed attrassero l’attenzione di tutti. In ordine numerico, lo Swami occupava il trentunesimo posto.

Uno dopo l’altro, i delegati si alzarono e lessero dei discorsi già preparati ; ma, lo sannyasin indù non aveva nulla di pronto. Mai aveva parlato, prima, davanti ad un tale tipo di assemblea. Quando gli chiesero di prendere parola, fu colto da spavento e chiese al presidente di richiamarlo un po’ più tardi. Egli confessò, dopo: " Il mio cuore, chiaramente, impazziva ed avevo la gola secca. Ero talmente nervoso che mi decisi a parlare solo durante la riunione del mattino. "

Finalmente avanzò verso l’uditorio ed il Dr. Barrows lo presentò. Dopo un saluto a Sarasvati, Dea della Saggezza, egli si rivolse ai presenti : " Fratelli e sorelle miei d’America." Migliaia di persone si alzarono subito in piedi e lo applaudirono a lungo. Erano profondamente colpiti di ascoltare, finalmente, un uomo che saltava le formule abituali e parlava ad essi con il semplice e naturale calore di un fratello.

Ci vollero due minuti interi a che il tumulto cessasse, e lo Swami iniziò iniziò il suo discorso ringraziando la più giovane delle nazioni in nome dell’ordine monastico più antico del mondo: l’ordine vedico dei sannyasin. Il tema centrale della sua allocuzione fu il concetto di tolleranza e di accettazione universali. Disse quanto l’India, dai tempi pi ùantichi, avesse dato rifugio ai religiosi di altri paesi – come gli Israeliti e gli Zoroastriani – e citò il seguente messaggio delle scritture che esprime bene lo spirito tollerante degli indù :

" Come ogni torrente, sgorgato da punti diversi, fonde le sue acque in mare, così, o Signore, le diverse vie che gli uomini scelgono a secondo della loro natura, per quando diverse possano apparire, sinuose o diritte, menano tutte a Voi. "

" Chiunque viene a Me, sotto qualunque forma egli venga, Io lo accolgo. Tutti gli uomini esprimono i loro sforzi in sentieri che, alla fine, portano a Me. "

Egli concluse augurando che potessero cessare rapidamente il settarismo, la bigotteria ed il fanatismo.

L’auditorio gli rispose con applausi assordanti. Sembrava che ognuno avesse da sempre atteso questo messaggio di armonia religiosa. Un giudeo intellettuale confidò all’autore di questo libro, diversi anni dopo, di aver compreso per la prima volta, dopo questo sermone di Vivekananda, la verità della propria religione, il Giudaismo, e che lo Swami non aveva parlato solo per la propria fede ma per tutte quelle del mondo. Mentre ogni altro delegato aveva esposto i propri ideali e la propria setta, lo Swami aveva parlato di Dio che, essendo lo scopo di ogni credenza, ne costituisce l’essenza intima. Egli ne aveva appresa la verità ai piedi di Sri Ramakrishna; che sempre aveva insegnato – perlando secondo la sua esperienza personale - che ogni religione è soltanto uno dei molteplici cammini che conducono allo stesso obiettivo. Lo Swami aveva espresso il bisogno che prova il mondo moderno di sgretolare le barriere che separano le caste, le razze, i credi per fondere ogni uomo in una sola umanità.

Le sue labbra non pronunziarono la minima parola che avessroe potuto condannare una qualunque religione, per quanto grossolana o irrazionale la si potesse credere. Egli non credeva che tale fede, oppure tal’altra fossero vere a seconda dei punti di vista ; per lui tutte le religioni erano dei mezzi capaci di condurre i propri fedeli, con gusti e temperamenti diversi, verso lo stesso ideale di perfezione. Anni prima, il giovane Narendra, da zelante neofita, aveva condannato, in presenza del suo Maestro, una discutibile setta che consigliava delle pratiche immorali in nome della religione, e Ramakrishna lo aveva gentilmente ripreso dicendogli : " Perché critichi queste persone? Anche il loro sentiero porta, alla fine, a Dio. Vi sono molte porte attraverso le quali si entra in una casa. Lo spazzino entra da quella retrostante. Tu non sei obbligato a fare la stessa cosa. "

Quanto buon profeta fu il Maestro allorché affermò che Naren avrebbe un giorno scosso il mondo intero! Mrs. S.K.Bodgett, che più tardi avrebbe ospitato a casa sua, a Los Angeles, Swami, descrisse in tal modo le proprie impressioni al Parlamento: " Nel 1893 mi trovavo nel Parlamento delle Religioni a Chicago. Quando questo giovane uomo si alzò e disse : " Fratelli e sorelle mie d’America ", settemila persone si rizzarono per un omaggio spontaneo verso qualcosa che essi stessi ignoravano. Appena ebbe terminato, vidi dei gruppi di ventine di donne che scavalcavano gli scranni per avvicinarsi a lui ed allora mi sono detta : " Ebbene, ragazzo mio, se tu sei capace di resistere ad un simile attacco, sei sicuramente un Dio ! "

Swami Vivekananda prese parola al Parlamento per circa venti volte. La sua più importante esposizione riguardò l’Induismo; ne discusse l’aspetto metafisico, la psicologia e la teologia. La divinità dell’anima, l’unicità dell’esistenza, il non dualismo della divinità; questi, i temi ch,e senza posa, si avvicendavano nel suo messaggio. Dimostrò che lo scopo finale dell’uomo è divenire divino realizzando la Divinità e che gli esseri umani sono figli dell’" Immortale Felicità ".

Nell’ultima seduta del Parlamento, SwamiVivekananda concluse il suo discorso affermando : " Il Cristiano non deve divenire un Indù, o un Buddista, come un Indù o un Buddista non debbono divenire Cristiani. Ma ognuno di essi deve assimilar elo spirito degli altri, preservando intatta la propria individualità ed evolvendo secondo le leggi sue proprie. Se il Parlamento delle religioni ha fatto capire qualcosa al mondo, è proprio questo : esso ha provato a tutti che la santità, la purezza, la carità non sono proprietà esclusiva di nessuna chiesa particolare e che ogni dottrina ha partorito le anime più nobili, più alte. Se qualcuno, pur posto di fronte a codesta evidenza, si illude di assicurarsi la supremazia della sola sua religione sulle rovine delle altre, lo compatisco dal profondo del cuore e lo avverto che, a dispetto della sua resistenza, ben presto si vedrà scritto sullo stendardo di tutte le fedi religiose : " Assistenza e non Lotta ", " Assimilazione e non Distruzione ", " Armonia e non Discordia ".

Il Parlamento delle Religioni fornì a Swami Vivekananda l’occasione tanto attesa di proclamare davanti al mondo occidentale le verità eterne ed universali dei suoi antenati Ariani. Ed egli colse quest’occasione. Quando parlò, rappresentava, per così dire, la confluenza di due grandi correnti di pensiero, di due ideali che hann omodellato la cultura umana. Il vasto uditorio al quale si rivolgeva rappresentava esclusivamente lo spirito occidentale; quello spirito giovane, vivo, impaziente, curioso, terribilmente sincero, ben disciplinato, in accordo con l’universo fisico, ma scettico riguardo alla profondità del mondo al di la della sensibilità comune, e che rifiutava di accettare le verità spirituali senza prove razionali. D’altro canto, egli aveva alle sue spalle l’antico mondo dell’India, con l’intero assieme delle sue religioni e delle sue scoperte filosofiche, con i suoi santi ed i suoi profeti alla ricerca della realtà, attraverso il controllo di sé e la contemplazione, indifferente agli avvenimenti della vita transitoria ed assorbito dalle Verità Eterne. L’educazione di Vivekananda, le sue esperienze personali ed il suo contatto con il Dio-uomo dell’India moderna lo avevano sommamente preparato a rappresentare i due ideali ed a neutralizzare il loro apparente conflitto.

Agli occhi di Vivekananda, la religione degli Indù, basata sugli insegnamenti dei Veda, era adatta a creare la sintesi necessaria. Con il termine di Veda egli non intendeva indicare alcun libro particolare contenente le parole di un profeta, o imposto da un’autorità sovrannaturale, ma il tesoro accumulato delle leggi spirituali scoperte da diversi uomini spirituali indù, in diverse epoche. Nella stessa maniera in cui la lege di gravitazione esisteva prima della sua scoperta e continuerà ad esistere anche se l’umanità la dovesse dimenticare, così le leggi che governano il mondo spirituale esistono a prescindere dalla conoscenza che noi possiamo averne. Le relazioni etiche e spirituali tra le anime, e tra gli spiriti individuali ed il Padre di ognuno di essi, esistevano prima che li si scoprisse e persisteranno anche se noi dovessimo dimenticarle. Considerando il carattere universale della fede indù, lo Swami disse : " I voli spirituali della filosofia vedantica, di cui le ultime scoperte scientifiche sembrano la eco, sino alle idee idolatre inferiori, con il loro mitologico florilegio, l’agnosticismo dei Buddisti e l’ateismo degli Jainisti, tutto ciò trova posto nella religione indù.

Il giovane monaco sconosciuto, che proveniva dall’India, si era, di colpo, trasformato in una delle personalità più rappresentative del mondo religioso. Da oscuro, egli divenne celebre. Dei suoi ritratti, a grandezza naturale, erano affissi nelle strade di Chicago, con la scritta: " Il Monaco Vivekananda ", e molti passanti si fermavano per inchinarsi davanti ad essi.

Il Dr. J. H. Barrow, presidente del Parlamento delle Religioni, disse : " Swami Vivekananda esercitava una straordinaria influenza sui propri ascoltatori ", e Mr.Merwin-Marie Snell constatò, con maggior entusiasmo ancora : " Il più importante, il più tipico rappresentante dell’Induismo fu senza dubbio Swami Vivekananda ; sicuramente, egli rappresentò l’uomo più popolare e più influente del Parlamento…Veniva accolto con un maggiore entusiasmo di qualunque altro oratore, cristiano o pagano. Ovunque andasse, le persone si accalcavano sui suoi passi e pendevano dalle sue labbra. Il più rigido dei Cristiani ortodossi disse di lui : " In verità, è un principe ! "

La stampa pubblicava i suoi discorsi, che venivano letti con interesse dall’intero paese. Il New York Herald scrisse : "Rappresenta senza alcun dubbio la massima figura del Parlamento delle Religioni. Dopo averlo ascoltato, voi capite a quale punto di assurdità si giunge nel mandare dei missionari in un paese così colto ". Si potè leggere nel Boston Evening Post : " Egli è la grande vedette del Parlamento a causa dell’ampiezza dei suoi sentimenti ed anche per come si presenta. Basta che passi, che lo si applaudisce, e tante evidente aprovazione da parte di migliaia di uditori egli l’accetta con una gratitudine simile a quella di un bambino ; senza la minima traccia di vanità…E’ stata presa l’abitudine, al Parlamento delle Religioni, di far parlare Vivekananda alla fine dei programmi, di sorta che il pubblico rimane sino al termine della seduta…Quattromila persone sorridenti restavano assise nell’Anfiteatro Cristoforo Colombo, ed attendevano volentieri un’ora o due, per poter ascoltare Vivekananda parlare un quarto d’ora. Il presidente conosceva quella vecchia regola, secondo la quale è abitudine riservare il migliore per la fine. "

Uno dei principali privilegi dell’America è attrarre la nobiltà latente degli altri popoli. L’America scoprì Vivekananda e lo propose all’India ed al mondo.

I resoconti del Parlamento delle religioni furono ripresi dalle riviste e giornali indù. La difesa della fede indù da parte dello Swami colmò di fierezza i cuori dei suoi compratrioti da Colombo ad Almora, da Calcutta a Bombay. Il massimo della gioia evidentemente fu provato a Calcutta, ove lo Swami era nato, ed a Madras, che aveva deciso l’ardita iniziativa del suo viaggio a Chicago. Nacquero delle riunioni, nelle principali città, per festeggiare il suo trionfo. I suoi confratelli religiosi del monastero di Barangore non erano del tutto convinti della sua identità. Ma, una lettero dello Swami, se imesi dopo la chiusura del Parlamento, dette loro la conferma attesa. Quanto, di conseguenza, furono fieri, della gloriosa attività del beneamato loro Naren !

Ma, come reagì Vivekananda medesimo al proprio trionfo, alla realizzazione di un desiderio che da tanto tempo aveva accarezzato? Comprese che la sua vita solitaria di monaco, che comunicava senza posa con Dio, era terminata; non avrebbe più potuto vivere nell’oscurità, con i suoi sogni e le sue visioni. Invece di immergers inella pace e nella serenitò, avrebbe dovuto far fronte ad una carriera di uomo pubblico, con le conseguenti agitazioni e sollecitazioni continue. E, quando ritornò nel suo albergo, dopo la prima seduta del Parlamento, pianse come un bambino.

 
 
Swami Vivekananda - Il significato della respirazione PDF Stampa E-mail

C'era una volta alla corte di un gran re un ministro che cadde in disgrazia. Per punizione il re lo fece rinchiudere in cima ad un alta torre. L'ordine fu eseguito ed il ministro fu lasciato lì ad attendere la morte. Egli aveva però una moglie molto devota, che venne una notte piedi della torre e chiamò il marito chiedendogli cosa potesse fare per aiutarlo. Egli le disse allora di ritornare alla torre la notte seguente e di portare con sé una lunga fune, una robusta cordicella, del filo di cotone, del filo di seta, uno scarabeo e un po' di miele. Quando la moglie ritorno con quanto il marito le aveva chiesto egli le disse di legare il filo di seta allo scarabeo e di spalmargli le antenne di miele, lasciandolo libero lungo il muro con la testa all'insù. La donna eseguì e lo scarabeo sentendo il miele davanti a sé lentamente partì per il suo lungo viaggio raggiungendo la sommità della torre. Il ministro lo afferrò e con esso il filo di seta. Disse poi alla moglie di legare all'estremità del filo di seta quello di cotone e dopo che ebbe tirato su il filo di cotone ripeté la operazione con la cordicella ed infine la fune con la quale discese dalla torre e fuggì. Nel nostro corpo la respirazione è il filo di seta, se noi impareremo a dirigerlo afferrando il filo di cotone delle correnti nervose e dopo queste la cordicella dei pensieri ed infine la fune del prana, conquisteremo la libertà

Swami Vivekananda, Raja Yoga.

La responsabilità individuale

Noi esseri umani siamo molto lenti nel riconoscere le nostre debolezze e siamo sempre pronti a biasimare i nostri simili, o Dio o ad evocare un fantasma e dire che è il destino. Questo tentativo di gettare il biasimo sugli altri indebolisce sempre di più. Dite: "La miseria che io soffro è una conseguenza del mio operato" e una tale riflessione basti a rendervi evidente che il rimedio a tali sofferenze dev'essere unicamente apportato da voi. Ciò che io ho creato ora posso demolirlo, ciò che è stato creato da altri non potrà giammai da me essere distrutto. Prendete tutta la responsabilità sulle vostre spalle e sappiate che voi soli siete i creatori del vostro destino. Tutta la forza e tutto l'aiuto di cui abbisognate sono dentro di voi. Perciò createvi voi stessi il vostro avvenire.

Swami Vivekananda, Jnana Yoga

Il pensiero creativo

E' il pensiero che agisce come forza motrice in noi. Riempitevi la mente di pensieri elevati, ascoltateli costantemente ogni giorno e sempre. Non preoccupatevi quando cadete e fallite: ciò é naturale e costituisce l'incentivo della vita.

La forza vitale di ogni essere é prana e il pensiero é la più sottile ed elevata manifestazione del prana.

Swami Vivekananda, Karma Joga

 

Tratto da Respiroconsapevolmente

 
Swami Vivekananda - Il lavoro e il suo segreto PDF Stampa E-mail

Una delle più grandi lezioni che ho imparato nella mia vita è stata quella di fare tanta attenzione ai mezzi del lavoro quanto al suo scopo finale. Fu un grand'uomo quello da cui imparai, e la sua stessa vita fu una dimostrazione pratica di questo grande principio. Ho sempre tratto grandi insegnamenti da questo principio e mi sembra che tutto il segreto del successo stia qui; fare tanta attenzione ai mezzi quanto allo scopo finale.

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Swami Vivekananda - Kali, la madre PDF Stampa E-mail

Le stelle sono oscurate,
Le nuvole coprono altre nuvole,
E' oscurità vibrante, risuonante;
Nel vento ruggente che soffia turbinante
Vi sono le anime di un milione di folli,
Appena fuggiti dalla casa-prigione,
Alberi divelti alle radici,
Spazzati via dalla strada.
Il mare si è unito alla mischia
E fa turbinare onde gigantesche
Per raggiungere il cielo nero come la pece.
Il luccichio di una tenue luce
Rivela da ogni parte
Migliaia e migliaia di ombre
Di morte, luride e nere.
Spargendo calamità e dolori,
Danzando folle di gioia,
Vieni, Madre, vieni!
Perché terrore è il Tuo nome,
La morte è nel Tuo respiro,
E la vibrazione di ogni Tuo passo
Distrugge un mondo per sempre.


Vieni, Madre, vieni!
La Madre appare
A chi ha il coraggio d'amare il dolore
E abbracciare la forma della morte,
Danzando nella danza della Distruzione.

Swami Vivekananda - 1898

Tratto da http://web.genie.it/utenti/v/viveka/ 

 
Swami Vivekananda - A chiare lettere PDF Stampa E-mail

Discorso sulla Religione, la Realizzazione, la Cultura e l'Individuo

Un uomo può credere in tutte le chiese del mondo, può avere in testa tutti i libri rivelati che sono stati scritti, può bagnarsi in tutti i fiumi sacri di questa terra, però, se non ha alcuna percezione di Dio io lo classifico al pari dell'ateo più convinto.

E un uomo può non avere mai messo piede in una chiesa o in una moschea, può non avere mai assistito ad alcuna cerimonia sacra, ma se percepisce Dio dentro di sé e si distacca dalle inessenzialità del mondo, quell'uomo è un santo, o qualsiasi altro termine vogliate usare.

Quando un uomo salta fuori e dice che è lui ad avere ragione, oppure la sua chiesa, e tutti gli altri sono nel torto allora è lui stesso nel torto pieno. Non sa che è da lui stesso che dipende la prova che esige da tutti gli altri. L'amore e la benevolenza per l'intera razza umana, questa è la prova della vera religione. Con questo non intendo l'affermazione sentimentale che tutti gli uomini sono fratelli, ma piuttosto che ognuno deve percepire l'unicità della vita umana.
Fino a che non diventano qualcosa di esclusivo, mi identifico in tutti i credi e tutte le sette; sono tutti grandi. Tutti stanno aiutando l'uomo verso la vera religione. Voglio aggiungere che è una cosa buona essere nati in una chiesa, ma è male morirci. E' buona cosa essere nati bambini, ma non è buono rimanere tali per tutta la vita. Chiese, riti e simboli vanno bene per i bambini, ma quando un bambino è cresciuto deve andare la chiesa oppure andare oltre se stesso.

Non dobbiamo rimanere bambini per sempre. Sarebbe come cercare di infilare un cappotto a individui di taglia diversa. Non voglio deprecare l'esistenza delle sette nel mondo. Volesse il Cielo che ce ne fossero venti milioni in più perché più ce ne sono più grande sarà il campo di selezione. La mia obiezione è quando si cerca di fare andare bene una religione a tutti.

Sebbene tutte le religioni siano essenzialmente le stesse, devono avere una varietà di forme prodotte dalle dissimili circostanze delle diverse nazioni. Ognuno di noi deve avere la sua religione individuale, e intendo dire individuale per quando riguarda l'aspetto esteriore.

Molti anni fa feci visita ad un grande saggio del nostro paese, un grande santo. Parlammo del nostri testi rivelati, i Veda, della vostra Bibbia, del Corano e dei libri sacri in genere. Alla fine della nostra conversazione, questo bravo uomo mi chiese di andare al tavolo e di prendere un libro; era un libro che, tra altre cose, conteneva la previsione di un periodo di pioggia nell'anno a venire. Il saggio disse: "Leggilo." E io lessi la quantità di pioggia prevista per quell'anno. Poi disse: "Ora prendi il libro e strizzalo." Lo feci ed egli disse: "Ecco, ragazzo mio, non uscirà neanche una goccia di pioggia da qui.
Fino a che non c'è acqua, si tratta solo di un libro, un libro. Allo stesso modo, fino a che la tua religione non ti fa realizzare Dio non è di alcuna utilità. Colui che non fa altro che studiare libri religiosi mi ricorda la favola dell'asino che trasporta un pesante carico di zucchero, ma non ne conosce certo la dolcezza."

L'uomo ai cui piedi sedetti per tutta la mia vita - e sono solo poche delle sue idee quelle che cerco di insegnare - non fu mai capace di scrivere il suo nome. In tutta la vita non ho mai conosciuto un altro come lui, e ho viaggiato in lungo e in largo. Quando penso a quell'uomo mi sento stupido perché voglio leggere libri e lui non lo fece mai. Non voleva leccare i piatti dopo che altri vi avevano mangiato. Ecco perché egli fu il suo proprio libro.

Per tutta la vita mi trovo a ripetere quello che dicono Tizio e Caio e non dico mai niente di mio. Che valore c'è nel sapere quello che Tizio disse venticinque anni fa e Caio cinque anni fa? Dimmi quello che tu hai da dire. Sappiate che non c'è valore nell'istruzione. Vi sbagliate tutti sull'istruzione. L'unico valore della conoscenza è il rafforzamento e la disciplina della mente. Con questo continuo ingoiare è un miracolo che non veniamo a soffrire tutti di dispepsia.

Fermiamoci e bruciamo i libri, prendiamo il controllo di noi stessi, e pensiamo. Tutti voi parlate e vi distraete sul fatto di perdere la vostra "individualità". La state perdendo in ogni momento della vita con questo eterno ingoiare. Se c'è qualcuno che crede in quello che insegno, per me sarà un dispiacere. Sarò felice solo se se riesco a risvegliare in voi la capacità di pensare da soli … La mia ambizione è di parlare a uomini e donne e non a delle pecore.

E quando dico uomini e donne intendo individui. Non siate come dei bambini che raccattano stracci polverosi dalla strada per farne una bambola!

"Questo è un luogo di sapere! Quell'uomo insegna all'università! Sa tutto quello che il sig. Tal dei Tali ha detto!" Ma il sig. Tal dei Tali non ha detto un bel niente! Se potessi … direi al professore: "Fuori di qui! Non sei nessuno!"

Ricordatevi di questo individualismo a tutti i costi. Pensate in maniera errata magari, non importa se arrivate alla verità oppure no. Il punto importante è disciplinare la mente. Quella verità che ingoiate dagli altri non sarà la vostra. Voi non potete insegnare la verità dalla mia bocca; e non potete nemmeno imparare la verità dalla mia bocca. Nessuno può insegnare niente agli altri.

Dovete realizzare la verità e trovarla da soli a seconda della vostra natura. … Tutti devono cercare di diventare individui - forti, in grado di badare a se stessi, di pensare i propri pensieri e di realizzare il proprio Sé. Non è di alcuna utilità ingoiare le dottrine che gli altri trasmettono - stando in piedi insieme come soldati in una prigione, seduti insieme, tutti mangiando lo stesso cibo, tutti assentendo col capo contemporaneamente. La diversificazione è un segno di vita. Ciò che rimane identico a se stesso richiama la morte.
Mi trovavo in una città indiana quando un vecchio si avvicinò a me. Disse: "Swami, insegnami la via". Io vidi che quell'uomo era morto come il tavolo di fronte a me. Mentalmente e spiritualmente egli era veramente morto. Dissi: "Farai quello che ti chiedo di fare? Sai rubare? Sai bere vino? Sai mangiare carne?"
L'uomo [esclamò]: "Ma cosa insegni!"
Gli dissi: "Questo muro ha mai rubato? Hai mai bevuto vino?"
"No, signore."
L'uomo ruba, beve vino e diventa Dio. "So che non sei un muro, amico mio. Fa' qualcosa! Fa' qualcosa!" Vidi che se quell'uomo avesse rubato allora la sua anima sarebbe stata sulla via della salvezza.

Come faccio a sapere che siete degli individui - dite tutti le stesse cose, vi alzate in piedi e vi mettete seduti tutti insieme! Questa è la strada che porta alla morte! Fate qualcosa per le vostre anime! Sbagliate se vi va, ma fate qualcosa! Mi capirete strada facendo se non mi capite adesso. L'anima è diventata vecchia, per così dire. Si è arrugginita. La ruggine deve essere tolta e allora possiamo continuare. Ora potete capire perché esiste il male nel mondo. Andate a casa e pensateci, provate a disfarvi di quella ruggine!

Swami Vivekananda
(Estratto da "The complete Works of Swami Vivekananda")

Tratto da http://web.genie.it/utenti/v/viveka/

 
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